L’inferno di Fuoco non si arresta

La mano dei piromani non smette di colpire quel che resta del verde 

La Gazzetta del LitoraleNell’ultimo periodo i roghi stanno devastando quotidianamente le riserve naturali del litorale romano, costringendo all’eroismo il personale addetto alle operazioni antincendio. Giovedì scorso sono stati appiccati addirittura tre incendi in contemporanea con l’evidente intenzione di mettere in crisi i soccorritori. Poco dopo le ore 16.00, infatti, le zone di Castel Fusano, Pianabella – conosciuta anche come Procoio – e soprattutto la pineta delle Acque Rosse hanno subito l’assalto dei piromani, favoriti dal forte vento di Ponente che ha alimentato le fiamme. Non c’è dubbio che la natura dei roghi sia in prevalenza dolosa, considerando che nei giorni scorsi sono stati scoperti numerosi inneschi nelle aree verdi colpite. Inoltre, dopo Fabrizio Grimaldi e Romano Mancini, è stato arrestato un terzo incendiario: un iracheno di 37 anni senza fissa dimora, colto sul fatto. La frequenza con la quale gli incendi si verificano dimostra mancanza di un’attività di prevenzione adeguata e la necessità di un controllo continuo delle zone a rischio. A questo scopo i cittadini si sono mobilitati affinché l’Esercito intervenga a supporto delle operazioni di sorveglianza, facendo appello al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro della Difesa Roberta Pinotti. Intanto il Municipio X ha costituito una “task force” della Polizia Locale per il pattugliamento, anche notturno, della riserva di Castel Fusano e si aggiungeranno 11 carabinieri forestali a supportare i 9 già in servizio. Il commissario prefettizio Domenico Vulpiani, considerati i gravi rischi per l’incolumità pubblica, ha vietato l’accesso alla riserva naturale, disponendo un presidio presso i quattro punti di ingresso e avvisando che i trasgressori saranno sanzionati a norma dell’art. 650 del Codice Penale, rischiando l’arresto fino a tre mesi e una multa fino a 206 euro. Non è più possibile perdere tempo, visto che un quinto della superficie totale della pineta di Castel Fusano è già bruciato. Gli incendi boschivi in questo 2017 si sono rivelati un vero flagello non solo per il X Municipio ma per tutta l’Italia: ben 28 incendiari – tra criminali, sociopatici e ragazzini in cerca di emozioni forti – sono stati arrestati dall’inizio dell’anno, cioè un numero sette volte maggiore rispetto all’intero 2016.

Salvatore BevilacquaPur riconoscendo l’enorme sforzo dei professionisti e dei volontari impegnati nelle operazioni antincendio, è evidente che qualcosa non sta funzionando ed abbiamo interpellato Salvatore Bevilacqua, presidente del Nucleo di Protezione Civile “Roma 1” dell’Associazione Nazionale Carabinieri, per apprendere i fatti da chi è impegnato in prima linea: «Il problema fondamentale – spiega il presidente Bevilacqua – è che da quando si è insediato il nuovo sindaco è stato mandato via il vecchio direttore, che era un vigile del fuoco, ed è stato sostituito “pro tempore” dal comandante dei vigili urbani. È chiaro che il comandante della Polizia Locale di Roma Capitale ha già tante cose a cui pensare, oltre a non avere le competenze proprie di un esperto del settore. Sta facendo quello che può, cercando di preservare ciò che ha trovato ma di fatto non è stato implementato nulla rispetto alla gestione della vecchia Giunta. Capisco che tra il bilancio di Roma Capitale e quello della Regione Lazio ci sia molta differenza, ma almeno il sindaco avrebbe potuto nominare un direttore che avrebbe di certo gestito le operazioni in modo efficiente, riuscendo ad utilizzare nel miglior modo possibile i pochi fondi a disposizione. A oggi il sindaco Raggi non ha mai risposto positivamente alle richieste di incontro avanzate dalle associazioni del settore, delegando tutto a gente che non possiede alcun tipo di competenza in questo ambito e, soprattutto, che non possiede affatto un potere decisionale. Di fatto il Comune ci ha abbandonati a noi stessi e svolgiamo la nostra attività giorno per giorno, senza che ci sia una strategia».

A Roma, quindi, la Protezione Civile non vive il suo momento migliore; ma i Vigili del Fuoco, gli eroi tanto ammirati dalla gente, in quali condizioni si trovano? In molti sono rimasti di stucco dopo che un pompiere ha espresso su facebook la propria frustrazione, dovuta all’inadeguatezza dei camion in dotazione e alle lamentele dei cittadini per i ritardi negli interventi. I mezzi vecchi di 20 anni con gravi problemi ai freni, che a volte rimangono bloccati per strada, si trovano in condizioni talmente critiche da mettere a rischio l’autista e tutti i «padri di famiglia» che si trovano a bordo.

«I Vigili del Fuoco – sottolinea Bevilacqua – hanno assorbito tutti i compiti che prima appartenevano al Corpo Forestale dello Stato, ma non dispongono dei mezzi adatti ad intervenire nelle aree boschive, quindi al momento sono in grande difficoltà. Se non ci fosse la Protezione Civile non so cosa succederebbe. Tralasciando il discorso sugli investimenti per l’ammodernamento dei mezzi, bisogna considerare che il loro ambito di intervento è essenzialmente il contesto urbano; i camion di cui dispongono non sono fatti per contrastare gli incendi boschivi e gli è totalmente impossibile per essiaddentrarsi nel profondo della vegetazione. Dall’oggi al domani i Vigili del Fuoco sono stati dirottati verso un tipo diverso di attività e si arrangiano con gli strumenti che hanno, cioè con mezzi progettati per muoversi sull’asfalto. Accorpare il Corpo Forestale ai Carabinieri magari ha comportato un risparmio dovuto alla semplificazione gestionale ma in questo modo non svolgono più l’attività antincendio; ed è un peccato, perché avevano una struttura ben organizzata e mezzi assolutamente idonei. Di sicuro il personale dei Vigili del Fuoco sarà formato anche per svolgere tutte le attività tipiche dell’antincendio boschivo, ma questa fase di transizione potrebbe durare addirittura anni. Al momento, da quanto mi risulta, alcuni uomini della Forestale sono stati indirizzati verso i VdF per coordinare da terra gli interventi dei Canadair: è una mansione delicata che richiede una specifica professionalità». Sul fronte della prevenzione, se è possibile, il bilancio è addirittura peggiore.

Secondo il presidente del nucleo ANC Roma 1, «la gestione del verde pubblico è un aspetto critico: dopo le vicende legate a Mafia Capitale gli appalti per la cura delle aree verdi sono bloccati da almeno due anni. Tutti gli incendi che si sono verificati dentro Roma, per esempio in via Palmiro Togliatti e sulla Casilina, hanno avuto origine a causa della manutenzione inesistente. Dover spegnere un incendio in un’area dove l’erba è alta una ventina di centimetri è molto più facile che trovarsi davanti a fiamme che raggiungono i due metri di altezza. Il problema è ancora più grande se consideriamo che i mezzi della Protezione Civile sono quelli che sono. Gli strumenti di cui disponiamo esistono grazie al contributo dei singoli nuclei e della Regione Lazio». Tuttavia, non è possibile ignorare le enormi responsabilità politiche di chi, nel corso degli anni, ha permesso o tollerato la proliferazione degli accampamenti abusivi nei parchi e nelle riserve naturali di Roma. A Castel Fusano gli abitanti di questi “villaggi” si sono attrezzati non solo con letti, trappole per la caccia di frodo al cinghiale, faretti alimentati con batterie d’auto, ma anche con fornelli, barbecue, forni e bombole di gas. In realtà la situazione era nota da tempo e non serve un genio per comprendere i gravi rischi ambientali che ne derivano.

«Anche lo scorso anno ci si è resi conto del problema degli insediamenti abusivi», dichiara Salvatore Bevilacqua. «Quando siamo intervenuti per domare il grande incendio che minacciava il Policlinico Gemelli, il 23 agosto, abbiamo scoperto diverse decine di baracche. Il rogo ha avuto origine proprio da quelle baraccopoli che abbiamo potuto individuare dopo il passaggio delle fiamme; è ovvio che basta un semplice fornelletto per scatenare un vasto incendio». Dal X Municipio hanno finalmente comunicato che presto le baraccopoli nella pineta di Castel Fusano saranno sgomberate, come imposto dalla legge e dal buonsenso.

Rinaldo Libertini (La Gazzetta del Litorale del 29/07/2017)

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