Volontariato libero, volontariato forte!

 

Scegliere oggi la gratuità significa non sovrapporsi alle istituzioni ed alle imprese sociali che hanno ben altre motivazioni d’essere. Il nostro fare volontariato non va interpretato nella logica delle agenzie di servizi, bensì nell’ambito delle relazioni umane, attraverso l’esempio che ci danno i militari in servizio, che come dice la nostra mission, “…viene interpretato dal volontario del Nucleo “ROMA 1”, nel comportamento educato, disciplinato e formale, nello svolgimento della loro opera con discrezione e spirito di sacrificio”.

 

All’interno del Nucleo di “Roma 1”, vivere il volontariato di protezione civile con questa ottica ha come diretta e logica conseguenza la scelta di non erogare mai rimborsi spese forfettari ai volontari che possono rappresentare forme di lavoro nero e incentivare prassi di illegalità, oltre a mortificare il senso più sano della donazione del proprio tempo.

È un grosso errore entrare nella logica dei servizi sociali, non possiamo e non dobbiamo paragonarci alle imprese che lavorano nel sociale, se fondiamo la nostra attività sulla gratuità e sul dono del tempo libero, senza mai mettere in crisi la famiglia ed il lavoro, possiamo riaffermare che le nostre associazioni di protezione civile non hanno bisogno di grandi risorse finanziarie per esistere, sono sufficienti quelle per assicurare la disponibilità di una sede, il pagamento delle utenze, la manutenzione dei mezzi e delle attrezzature e poco altro. A qualcuno potrà sembrare un discorso troppo estremo ma è assolutamente necessario per liberare il volontariato dagli equivoci che rischiano di confondere e svilire il suo specifico ruolo nella società.

Un volontariato di Protezione Civile come lo intendiamo noi, è libero perché gratuito e forte perché non deve chinarsi di fronte a nessuno e con questa indipendenza può meglio dialogare con le istituzioni.

A volte ho visto rinunciare a difendere i diritti dei più deboli o a denunciare abusi e ingiustizie con il fine di proteggere una convenzione o un contributo pubblico, oppure ho visto nuclei partecipare a riunioni con gli Enti con il solo scopo di ”portare a casa” il più possibile.

Noi ci rifiutiamo di essere considerati un soggetto di mercato e chiediamo alle istituzioni di distinguere fra chi agisce nel territorio su un piano di volontariato e chi opera con modalità imprenditoriali. Questa distinzione non deve servire per separare o per attribuire primati di valore, ma deve valorizzare la diversità, la specificità che ogni settore sociale può offrire alla costruzione del bene comune.

Auspichiamo da sempre che stabilendo regole chiare e vincoli rigorosi vengano così escluse le organizzazioni che hanno finalità diverse dall’operare per il solo beneficio della collettività e con l’effettivo apporto gratuito dei volontari.

Ci rendiamo conto che è una scelta difficile per dei responsabili che hanno come richiesta primaria la copertura di un servizio, ma è una scelta dovuta perché c’è un ritorno inestimabile, il volontariato è un bene in sé, è un produttore di “capitale” sociale e di valori, è un promotore di “educazione civica” nell’ottica di una più diffusa cittadinanza attiva”.

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