Morire… per cosa?

I soldati vanno in paesi dove i governi decidono che c’è bisogno di loro, ma per portare cosa…?

Forse può essere di aiuto andare su internet e cliccare “talebani”, chi poi come me, ha avuto la fortuna di visitare quei paesi non ha nemmeno bisogno di questo, perché ha stampato dentro a fuoco tante immagini che non lo abbandoneranno mai!

I soldati sono consapevoli di andare e rischiare, sono uomini e donne che hanno giurato di servire il proprio Stato contro chi con la violenza lo vuole attaccare, e se lo fanno è perché sentono che oltre ad essere un dovere, c’è in loro in ogni uomo o donna, una inconscia spinta interiore che ci spinge ad aiutare chi ne ha bisogno, chi sta peggio di noi.

Le persone che uccidono i nostri soldati non hanno pietà di nessuno, neppure dello sguardo innocente di un bambino. Fate un giro su internet cliccate su “Talebani”, aprite più pagine possibili, anche in lingue diverse. Provare a conoscere e capire, è sempre un ottimo esercizio, prima di giudicare.

I soldati partono con la paura perché consapevoli di quello che li aspetta, nei loro sguardi e nelle loro parole c’è il desiderio di aiutare e sentirsi fieri del proprio operato.

Il caporale donna di cui ho letto l’articolo continuava…”Non bisogna ignorare quello che loro hanno portato con sé prima di chiudere gli occhi per sempre, voi fareste lo stesso vedendo un bambino scalzo o tante persone che muoiono di fame perché sfortunati a vivere in un paese dove non c’è nessuno che li considera come persone ma solo come tanti oggetti inutili, in paesi dove non esiste la democrazia , dove non si ha alcun diritto. Voi aiutereste queste persone come ogni giorno lo facciamo noi. Siate solo consapevoli che i vostri meravigliosi Figli sono andati via con tanto onore e con tanta soddisfazione. …“

Tutto il Nucleo di Protezione Civile di “Roma 1” esprime profondo dolore per l’orribile attentato di Kabul. Ci stringiamo attorno alle famiglie delle vittime ed esprimiamo vicinanza e solidarietà ai parenti dei militari rimasti feriti.

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